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Ictus e infarto: episodi drammatici di una condizione diagnosticabile

Ictus e infarto sono due eventi differenti, accomunati dall’essere strettamente correlati alla salute dei nostri vasi. Si manifestano quando l’irrorazione sanguigna del muscolo cardiaco (nell’infarto) o di una parte del cervello (ictus) diminuisce o viene a mancare in seguito all’occlusione di una o più arterie.

Altro fattore che accomuna questi due eventi, spesso drammatici, è che si tratta di eventi improvvisi, imprevedibili. Come un fulmine che colpisce all’improvviso.

Ictus e infarto sono eventi improvvisi e drammatici. Rappresentano, tuttavia, la conseguenza di un’alterazione della salute dei nostri vasi che è iniziata molti anni prima, senza manifestarsi fino a quel momento. Questa situazione è una vera e propria malattia che oggi può essere diagnosticata e rispetto alla quale si possono mettere in atto una serie di misure preventive. Il principale sintomo di questa malattia latente è la perdita di elasticità delle pareti delle arterie. Per pompare il sangue all’interno dell’apparato cardiocircolatorio, i vasi devono essere elastici.

I principali fattori che incidono sulla rigidità delle arterie sono l’età e lo stile di vita. In particolare, il fumo è un fattore talvolta determinante.

Quando si parla di stile di vita corretto, si intende una serie di comportamenti che risultano in un salutare mantenimento del nostro organismo, partendo proprio dal sistema cardiocircolatorio. Anzitutto l’attività fisica e lo sport: fattori che aiutano a migliorare il metabolismo, a bruciare i grassi in eccesso, ad ossigenare le nostre cellule e tutto l’organismo.

Altro aspetto fondamentale è la dieta che deve essere povera dei cosiddetti acidi grassi saturi, ovvero di quelle molecole, derivate dai grassi animali e dalla trasformazione di alcuni oli vegetali (olio di palma in primis) che nel nostro organismo danno luogo al colesterolo cattivo, quello che poi si stabilizza all’interno dei vasi creando dei veri e propri ostacoli alla corretta circolazione del sangue.

Ecco allora che, come conseguenza del nostro stile di vita e dell’età, le nostre arterie si ammalano, senza fornirci segnali di questa malattia. Si viene cioè a creare una sorta di equilibrio che manifesta la sua instabilità con episodi tremendi ed acuti come infarti ed ictus.

Potremmo in questo senso, paragonare il nostro sistema cardiocircolatorio al sottosuolo della terra. Sembra tutto apparentemente calmo, ma sotto qualcosa ribolle, si muove, cambia fino ad esplodere in un evento improvviso come il terremoto: imprevedibile anche dalle indagini sismiche più accurate.

Cause ed effetti dell’infarto

Quando il muscolo cardiaco non viene sufficientemente irrorato da un opportuno apporto di sangue ossigenato, si va incontro ad una sofferenza che il cuore è in grado di sopportare, ma fino ad un certo punto.

A lungo andare, alcune parti del muscolo cardiaco si atrofizzano, muoiono. In questo senso, possiamo distinguere tra due stati che interessano il cuore: infarto ed ischemia. Entrambe queste condizioni sono conseguenza diretta di uno scarso afflusso di ossigeno vitale che, come sappiamo, arriva attraverso il sangue che prima di giungere al cuore passa dai polmoni per rifornirsi, appunto, di ossigeno. L’infarto avviene in seguito ad un’interruzione totale del flusso del sangue al cuore. Come conseguenza, una parte del muscolo cardiaco inizia a morire e si viene a creare una condizione irreversibile.

L’ischemia è invece transitoria e reversibile: si tratta di una temporanea interruzione del flusso e i sintomi si possono alleviare con il riposo o con i farmaci.

Ciò che determina il punto di passaggio fra ischemia ed infarto è la durata dell’assenza di flusso di sangue ossigenato. Il muscolo cardiaco riesce a resistere all’assenza di irrorazione per un tempo limitato, comunque inferiore ai 30 minuti, dopo di che comincia ad andare in necrosi dando luogo all’infarto.

L’ischemia è quindi la richiesta di un maggiore afflusso di ossigeno, l’infarto è invece il punto culminante di questa assenza.

Le conseguenze dell’infarto saranno tanto più gravi quanto più estesa è la zona del cuore che viene colpita e perde la capacità di lavorare e contrarsi.

Anche se non si riesce ad individuare il meccanismo scatenante dell’evento infartuale, alcuni studi evidenziano come il maggior numero di infarti si verifica nelle primissime ore del mattino quando il paziente è in completo riposo. Gli infarti fatali, inoltre, hanno evidenziato una sorta di stagionalità, essendo più probabili nel periodo invernale, in particolare tra dicembre e gennaio.

Cause ed effetti dell’ictus

Anche l’ictus è determinato, come l’infarto, dall’interruzione di flusso di sangue ossigenato. Questa volta, l’organo colpito è il cervello. L’interruzione può avvenire attraverso due principali meccanismi: la chiusura di un’arteria che determina un blocco all’arrivo di sangue; o la rottura di un vaso che scatena un versamento chiamato emorragia cerebrale. Un’arteria cerebrale si può ostruire in seguito ad una serie di fattori scatenanti: tutti però intrinsecamente legati alla perdita di elasticità dell’arteria stessa. Talvolta, possono formarsi dei coaguli, detti trombi,  determinati o da placche formatisi sulle pareti dei vasi o da irregolarità della parete stessa. Altre volte, i coaguli arrivano da lontano: da altre parti del sistema cardiocircolatorio. La conseguenza è sempre la necrosi di una parte del cervello che, non venendo irrorata, perde la sua funzionalità. Come nel caso dell’infarto, le conseguenze sono legate all’ampiezza e alla localizzazione della zona colpita.

Alla base di ictus cerebrale e infarto miocardico, entrambe situazioni improvvise e drammatiche, risiede una scarsa salute dell’apparato circolatorio in generale e delle arterie in particolare. Proprio come accade per i terremoti, una situazione mantenuta in precario equilibrio sfocia, all’improvviso, in un evento dalle conseguenze assai variabili ed imprevedibili.

Tuttavia, se non si può sapere se e quando un evento potrà manifestarsi, la situazione di base, ovvero la malattia latente delle nostre arterie, è diagnosticabile con estrema accuratezza.

Tra gli esami che si possono eseguire in farmacia, è oggi disponibile il test dell’onda di polso, un esame che si esegue in dieci minuti tramite l’applicazione di un bracciale sulla parte superiore del braccio.

Il test rivela una serie di parametri utili a determinare, con esattezza, lo stato di salute dei nostri vasi. Una volta raccolta questa importante informazione, si potranno mettere in atto interventi mirati a ristabilire o a migliorare l’elasticità dei vasi. Integratori specifici, esercizio fisico, dieta corretta: tutti fattori che migliorano la nostra salute.

Con il test dell’onda di polso, la farmacia si arricchisce di uno strumento di estrema importanza per una prevenzione corretta e personalizzata.